Bariere Architettoniche - Ascensori Treviso WM Elevatori. S.r.l.

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Normative

Il quadro normativo nazionale va completato con le recenti disposizione in tema di abbattimento delle "barriere architettoniche", a favore della fascia di individui, che permanentemente o temporaneamente, soffrono di una ridotta o impedita capacità motoria. 


Sino a tutto il 1988 gli interventi normativi erano rappresentati dalla Legge n° 118 del 30.3.1971e dal regolamento di attuazione della Legge stessa, formulato mediante il  DPR 27 aprile 1978 n° 384che faceva riferimento alle strutture pubbliche, particolarmente a quelle di carattere collettivo-sociale (edifici amministrativi, culturali, giudiziari, sanitari ecc..).


Nelle more di una normativa destinata agli edifici privati ed in particolare a quelli per uso abitativo, sono state emanate disposizioni regionali, provinciali, comunali – in più parti d’Italia – che hanno imposto l’applicazione della norma di cui sopra anche per l’edilizia realizzata da privati.


A colmare la lacuna ed ad evitare interpretazioni estemporanee, è stata promulgata la


Legge n°13 del 9 gennaio 1989 

recante "Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", cui hanno fatto seguito, con pubblicazione sul Supplemento della Gazzetta Ufficiale del 23 giugno 1989 il


D.M. 14 giugno 1989 n° 236 

che ne costituisce il regolamento di attuazione previsto all’Art. 1 della Legge, fornendo le "prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la vistabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche"; contemporaneamente al Decreto stesso è stata pubblicata una "circolare esplicativa" della Legge stessa.

E’ pertanto ora possibile fotografare la situazione legislativa, precisando che tutti i progetti relativi alla

costruzione di nuovi edifici privati (residenziali e non); 

costruzione di nuovi edifici per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata; 

ristrutturazione di edifici privati e di edifici per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata

dovranno ottemperare alla citata Legge n°13, a partire dalla data dell’11 agosto 1989. 

In particolare dovranno ottemperare all’Art.1 – Comma 3d, il quale recita: 

"La progettazione deve comunque prevedere l’installazione, nel caso di immobili con più di tre livelli fuori terra, di un ascensore per ogni scala principale, raggiungibile mediante rampe prive di gradini"


A partire del 1996, per effetto del D.P.R. 24/7/96 n° 503, anche la costruzione di tutti gli edifici pubblici deve rispettare le prescrizioni di cui alla Legge n° 13 del 1989 (il D..P.R. n° 384 del 1978 è abrogato). 

La Legge 13 (e in particolare il D.M. 236) ha formulato prescrizioni dimensionali ed una precisa serie di dettagli, che condensiamo qui di seguito:

le porte di cabina e di piano devono essere a scorrimento automatico: solo "nel caso di adeguamento" la porta di piano può essere ad anta incernierata, purché dotata di sistema per l’apertura automatica;


le porte devono rimanere aperte per almeno 8 secondi e il tempo di chiusura non deve essere inferiore ai 4 secondi;


l’arresto ai piani deve avvenire con autolivellamento, che garantisca una precisione di arresto con tolleranza massima di ± 2 cm;


lo stazionamento delle cabine ai diversi piani di fermata deve essere effettuata con porte chiuse;


tutte le bottoniere devono avere i pulsanti ad altezza massima compresa tra i 1,10 e 1,40 m; i pulsanti devono prevedere la numerazione in rilievo e le scritte con traduzione in Braille;


accanto alle bottoniere dev’essere posta una placca di riconoscimento del piano in carattere Braille;


la bottoniera interna dev’essere posta su una parete laterale ad almeno 35 cm dalla porta della cabina;


all’interno della cabina devono essere sistemati un citofono (ad altezza compresa tra gli 1,10 e gli 1,30 m), come pure una luce d’emergenza (con autonomia minima di 3 ore) e, "ove possibile", un sedile ribaltabile con ritorno automatico;


dev’essere prevista una segnalazione sonora dell’arrivo della cabina al piano.


Il D.M. 236/89 prescrive le seguenti dimensioni di cabina minime:

 

Edificio Profondità (mm) Larghezza (mm) Porta (mm)
Nuovo non residenziale 1400 1100 800
Nuovo residenziale 1230 950 800
Preesistente 1400 800 750


Le prescrizioni di cui sopra sono valide per tutto il territorio italiano ad esclusione della Regione Lombardia, la cui Legge n° 6 del 22.2.89 prescrive quanto segue:

Edificio Profondità (mm) Larghezza (mm) Porta (mm)
Nuovo non residenziale 1500 1370 900
Nuovo residenziale 1300 950 850

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